Gli anni - di Annie Arnaux

 Facendo pulizia nella mia libreria ho trovato un foglio. Vi riporto quanto c'è scritto, riguarda gli anni della nostra gioventù, comunque li si voglia valutare. E' di Annie Ernaux.

Gli anni

...Niente di ciò che fino a quel momento era stato considerato normale veniva più dato per scontato. La famiglia, l’educazione, la prigione, il lavoro, le vacanze, la follia, la pubblicità: a essere messa sotto esame era la realtà intera, inclusa la parola del soggetto che la criticava, chiamato a interrogarsi su se stesso, sulle proprie origini, da dove parli tu? Era finita l’epoca dell’ingenuità sociale. Comprare una macchina, assegnare un compito a casa, partorire, ogni cosa aveva un suo significato. Nulla dell’intero pianeta ci doveva risultare estraneo, eravamo partecipi di ogni lotta, dal Cile di Allende a Cuba, dal Vietnam alla Cecoslovacchia. Comparavamo i sistemi politici, cercavamo dei modelli. Eravamo immersi in una generalizzata lettura politica del mondo. La parola chiave era «liberazione». Chiunque, purché rappresentasse un gruppo, una particolare condizione, un’ingiustizia, aveva il diritto di parlare ed essere ascoltato anche se non era un intellettuale. Aver avuto esperienza di qualcosa, qualsiasi cosa, in quanto donna, omosessuale, transfuga di classe, detenuto, contadino, minatore, dava il diritto di dire "io". C’era una forma di esaltazione nel pensarsi in termini collettivi, le prostitute e i lavoratori in sciopero trovavano spontaneamente i loro portavoce. I ragazzi e le ragazze ora erano sempre insieme, le medaglie scolastiche e i grembiuli erano stati soppressi, i voti in cifre erano stati sostituiti dalle lettere dalla A alla E. Gli studenti si baciavano e fumavano durante le lezioni, commentavano a voce alta le tracce dei temi e dei compiti in classe, "che palle" o "roba forte". Sperimentavamo la grammatica strutturale, i campi semantici e le isotopie. In classe facevamo scrivere un romanzo o un giornale, suscitando l’ostilità di quei colleghi che nel ’68 si erano barricati in sala professori e quella dei genitori, scandalizzati dal fatto che, oltre ai compiti consueti, dessimo da leggere Il giovane Holden e I bambini del secolo. Uscivamo da ore di dibattiti sulla droga, l’inquinamento o il razzismo in uno stato quasi di ebbrezza, covando però il remoto sospetto di non aver insegnato niente agli studenti (avevamo forse girato a vuoto? ma in fondo la scuola serviva poi a qualche cosa? Saltavamo da un interrogativo all’altro, senza sosta). Altri modi di pensare, parlare, scrivere, lavorare, esistere: credevamo di non aver niente da perdere a provare tutto. Il 1968 era il primo anno del mondo. (...) Stavamo mutando. Non conoscevamo la nostra nuova forma 

Commenti

  1. Scusate la mia ignoranza ma non conoscevo la ernaux , credo valga la pena andare in libreria a cercare il suo libro gli anni .

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